post

«una pace muta» – fiorire insieme

Raramente come in questi ultimi tempi abbiamo bisogno di credere nella pace. E quando la pace pare contraddetta, scongiurata in ogni dove dal trionfo di forze irrazionali, negata nel momento stesso in cui da più parti la si invoca – e non di rado per giustificare una guerra – allora dobbiamo cercarla dove non penseremmo, dove la diamo per scontata. O dove si manifesta senza dichiararsi, bensì sotto la forma di un piccolo miracolo. Il fenomeno della fioritura simultanea dei bambù, per esempio; è

come se tutti i bambù del mondo avessero un orologio interiore che li spinge a fiorire – la fioritura è lentissima – nello stesso momento.

Silvia Bre testimonia in una sua poesia questo prodigio, ammonendoci sul messaggio che in esso è nascosto. Ci sono eventi, attorno a noi, che ci fanno bene, ci curano silenziosamente, e più ancora se solo li nominiamo. Possiamo decodificare la pace muta che sprigiona dalla natura ed estrarne un messaggio di rinascita collettiva. Mi piace pensare che i bambù, nei moltissimi anni impiegati a tramare la loro fioritura collettiva, rappresentino il tramite con una dimensione a noi segreta ma vicinissima, accessibile – l’immaginazione, nei versi di Bre, che in tempi non troppo remoti sognavamo di mettere al potere – che prima di noi, per noi, è in grado di prefigurare strade alternative a quella che stiamo percorrendo.

Oggi mi piace pensare a tutti noi come a dei bambù, che, auspicabilmente in tempi più rapidi di loro, prepariamo segretamente e insieme la fioritura della pace.

Ci sono cose nascoste sulla terra
che mandano tra noi una pace muta,
cose che parlano del parlare delle cose
e che se nominate fanno bene –
ogni trent’anni
tutti i bambù del mondo fioriscono insieme –
realtà spiovute dall’immaginazione.

Silvia Bre, Marmo, Einaudi, 2007.