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«Una parola muore quando è detta»? – La potenza creatrice della parola.

Sono sempre più convinto che quello che stiamo vivendo sia un tempo di iperverbalizzazione. Tutto è detto, e troppo. Complice il web, che ha spalancato a tutti noi la possibilità di esprimerci il più possibile in presa diretta sui fatti, sulle persone, su tutto ciò che ci riguarda, siamo portati a una continua esposizione di noi stessi attraverso le parole. Naturalmente ogni spazio di espressione va sempre preservato e difeso. Ma forse si dovrebbe fare una riflessione sul bisogno di dire e sulla responsabilità che il dire comporta, che siamo spesso portati a sottovalutare.
Il non detto può coincidere con l’interdetto. Una grande lezione sul peso specifico della parola ci viene da Euripide. Nella tragedia Ippolito si narra l’amore incestuoso e tragico di Fedra per il figliastro Ippolito. Al suo ingresso in scena, Fedra inizia a vaneggiare; vuole confessare la ragione del suo male, ma esita a rispondere alle incalzanti domande della nutrice su chi sia l’oggetto del suo rovinoso amore. La sua reticenza ha proprio questo significato: un progressivo avvicinamento a una verità talmente sconvolgente da essere inconfessabile. E la consapevolezza che, una volta che la verità sarà detta, sarà altresì inevitabile. Infatti, Fedra non pronuncerà il nome fatidico ma lo farà dire dalla nutrice. E quando il nome è stato fatto le grida: “Tu lo intendi, non io”. La parola dunque fa esistere la realtà.
Naturalmente non sempre ciò che non diciamo è oggetto di una censura – psicologica, etica, sociale. A volte il non detto è il non dicibile: ci richiama al senso del sacro e del mistero, di ciò che è inconoscibile, che è giusto non conoscere perché ci restituisce il senso della trascendenza. Questa dimensione va salvaguardata. In una continua produzione di parole si rischia di perdere l’auroralità e la sacralità della lingua, la sua magnifica potenza fondatrice, la sua capacità di creare senso.
C’è una piccola e preziosa poesia di Emily Dickinson – una delle più note eppure mai troppo – che ci ricorda proprio l’importanza della pronuncia, della proferizione. In qualche modo, questa poesia ci ammonisce sulla vita che le parole possiedono e infondono quando sono dette.

A word is dead
When it is said,
Some say.

I say it just
Begins to live
That day.

Una parola muore
quando è detta,
dicono alcuni.

Io dico che proprio
quel giorno
comincia a vivere.

Buone parole, dunque. E quando è il caso, «enjoy the silence».