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«Sii dolce con me. Sii gentile» – Cura come esercizio quotidiano.

I fatti della vita ci mettono di fronte a una semplice evidenza: ogni volta che salutiamo qualcuno potrebbe essere l’ultima. E’ un pensiero talmente destabilizzante che non possiamo che rimuoverlo, più o meno quotidianamente. Non potremmo, d’altronde, sostenere ad ogni istante la gravità della nostra condizione di mortali. Eppure è così, ed è bene ogni tanto ricordarlo.

Il tempo che abbiamo a disposizione per manifestare la nostra presenza, per testimoniare il nostro passaggio, è incredibilmente breve. «Dopo saremo scie luminosissime», e forse avremo nostalgia della nostra limitata condizione umana, perché in essa possiamo sempre, in ogni momento, esprimere il nostro amore per l’altro. Questo essere corpi scelti per l’amore è un bellissimo,  rivoluzionario viatico.

La poesia che vi propongo è di Mariangela Gualtieri ed è tratta dal libro Bestia di gioia (Einaudi, 2010). E’ un’esortazione alla gentilezza, intesa come cura, e come atto tangibile del nostro esserci gli uni per gli altri. Un invito a ricordare sempre la nostra preziosità di esseri fragili, destinati a tornare parte di un cosmo che ci origina, ci contiene e ci sopravvive.

Siccome Mariangela Gualtieri è anche un’attrice (ha fondato insieme a Cesare Ronconi il Taetro Valdoca), è bello ascoltare la poesia direttamente dalla sua voce.

Buona lettura, dunque, e buon ascolto.

Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.

Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore.