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Il male della terra, il male dell’uomo – Terremoti e migrazioni

Mercoledì 26 ottobre 2016 è iniziato lo sciame sismico che sta ancora sconvolgendo l’Italia centrale. La terra trema, distruggendo case, monumenti, e portando in superficie un senso di precarietà e di perdita. I testimoni, coloro che restano e che raccontano, faticano a liberarsi dalla tristezza di ciò a cui hanno assistito. L’etimo lo spiega chiaramente. In latino testimone si dice testis, ma spesso si riscontra anche la versione terstis. In un suo intervento sulla poesia testimoniale, Biancamaria Frabotta spiegava molto bene che

Quest’ultima parola è una specie di fusione tra “tertius” e “tristis”, ossia il terzo e il triste. Chi parla è il terzo, che si frappone tra la voce del salvato e la voce del sommerso, e questo provoca una grande tristezza, perché chi testimonia sa di farlo in articulo mortis.

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«Non c’è più scandalo e non c’è più sorpresa» – Fare i conti con la morte.

Come la mettiamo con la morte? «Che robaccia! Che mostruosità! Ma non potevano inventare qualcos’altro?», pare dicesse Elsa Morante vedendo morire l’amato gatto Caruso.

La morte è sempre uno scandalo. Ai nostri occhi umani, inconsapevoli di ciò che profondamente ci regola e ci determina, essa non smette mai di sembrare assurda, oscena nel senso etimologico di ob-scoenum (fuori dalla scena, ossia dalla vista). Con difficoltà ci andiamo assuefacendo alla più crudele delle sottrazioni. Nei casi migliori – non senza un grande sforzo – arriviamo a capire che la morte è parte della vita, ne è inscindibile, e che la nostra vita acquista senso, autenticamente, solo in relazione alla propria finitezza.
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