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L’ispirazione e la costanza, «il fuoco oltre la fiamma»

Dopo quasi un anno di silenzio, eccomi di nuovo qui. Tornare a scrivere dopo così tanto tempo richiede, forse, una riflessione sulle ragioni di questa lunga assenza.

Imprevistoverso per sua natura vive di illuminazioni; l’imprevisto non lo prevediamo ed è quindi difficile pianificare una continuità. Ma se questo è vero, è altrettanto vero che l’attenzione all’imprevisto richiede anche una volontà, la disponibilità a lasciare che quel guizzo inatteso, quella folgorazione che ci induce a riflettere su qualcosa, ci metta poi in movimento verso gli altri, ci muova alla condivisione, che è – in questo luogo specifico – scrittura.

Anni fa una mia assai saggia insegnante di yoga, nello spiegare a cosa servisse lo yoga, paragonò il nostro corpo a una lampadina, che va costantemente pulita affinché il vetro non si opacizzi mai del tutto e la luce che è dentro la lampadina possa continuare a risplendere.
Ecco, per la scrittura, accade un po’ questo: non sappiamo mai se e quando la scintilla si accenderà, ma una volta che si è accesa, abbiamo il dovere di alimentare quel fuoco, perché ci illumini e ci riscaldi. E perché quel fuoco sia una luce e una fonte di calore anche per chi ci è accanto.

Auguro dunque a me stesso di avere questa costanza; la capacità di non disperdere quella che comunemente chiamiamo ispirazione. Vivere richiede un’ispirazione continua, ed è da qui che dobbiamo partire, o ri-partire; dalla volontà di trasformare l’ispirazione in apprendimento, e l’apprendimento in esperienza, in messa a terra.
Perché si possa, sulla terra, camminare e fondare.

Si sollevano gli anni alle mie spalle
a sciami. Non fu vano, è questa l’opera
che si compie ciascuno e tutti insieme
i vivi i morti, penetrare il mondo
opaco lungo vie chiare e cunicoli
fitti d’incontri effimeri e di perdite
o d’amore in amore o in uno solo
di padre in figlio fino a che sia limpido.

E detto questo posso incamminarmi
spedito tra l’eterna compresenza
del tutto nella vita nella morte,
sparire nella polvere o nel fuoco
se il fuoco oltre la fiamma dura ancora.

Mario Luzi, da Nell’imminenza dei quarant’anni, in Onore del vero