post

«l’arte d’esser vuota» – Rupi, una donna che parla (non solo) alle donne.

Nei giorni in cui donne dello spettacolo di tutto il mondo denunciano abusi e molestie silenziosamente subiti per anni, in una specie di reazione a catena – la catena della solidarietà e del coraggio, mi piace pensare, anche se il rischio di derive strumentalistiche è sempre in agguato – una generosa amica di grande sensibilità mi regala alcuni libri di poesia. Tra questi, quello di una giovane scrittrice indiana che – confesso – non ho mai sentito nominare: Rupi Kaur. Apprendo dal risvolto di copertina che Rupi è indiana ma si è trasferita giovanissima in Canada e attualmente vive a Brampton, nell’Ontario. Molto attiva nei social network, ha attirato su di sé una grande attenzione per via dei temi trattati nelle sue opere (poesie e immagini): l’amore, la perdita, il trauma, la guarigione, la femminilità.

Incuriosito, mi adentro nelle pagine del libro dal titolo «Milk and Honey», che mi ricorda una canzone dei Roxette cui sono particolarmente affezionato. Mi imbatto in poesie limpide come perle luminose alla vista e ruvide al tatto che, in versi perlopiù brevi, snocciolano temi e immagini di grande potenza. Con la naturalezza di uno sguardo che appare sorprendentemente privo di reticenze, questa poeta (ma non so se nel suo caso faccio bene a “neutralizzare” l’appellativo) va dritta al cuore della propria verità, quella di una donna che parla a, più che a nome di, tutte le donne, in un tono che è sempre anche esortativo, pur non rinunciando a custodire una storia personale di cui i testi recano chiaramente traccia. Nelle quattro sezioni in cui il libro è diviso (il ferire, l’amare, lo sperare, il guarire), il corpo e l’anima della donna Rupi e della donna tout court sono attraversati, sondati, intensamente sentiti e infine restituiti alla loro prodigiosa e semplice verità, e voglio dire soprattutto alla loro inalienabile dignità, in un modo che non smette di emozionarmi.

Penso da sempre che quando si parla della violenza agita sul corpo e sull’anima delle donne, se a parlarne è un uomo non sarà mai del tutto legittimato a farlo, e dovrebbe sempre arrestarsi sulla soglia della propria condizione privilegiata. E allora, in questi giorni di accesi dibattiti e di polemiche, cedo la parola, quella poetica, a una donna che non ha paura dell’intensità e del coraggio che il proprio sentire e il proprio scrivere richiedono, lontana dalla provocazione e dallo scandalo che i media inseguono e vicina a quelli che la vera poesia porta intimamente in sé quando è tale.

riversarmi dal ventre di mia madre
è stato il primo atto di sparizione
imparare a rimpicciolire per una famiglia
che vorrebbe invisibili le figlie
è stato il secondo
l’arte d’esser vuota
è semplice
credi quando dicono
che non sei nulla
ripetitelo
come un desiderio
non sono nulla
non sono nulla
non sono nulla
così spesso
che l’unica ragione per cui sai
d’essere ancora viva è il
gonfiarsi del tuo petto

l’arte d’esser vuota

Rupi Kaur, Milk and Honey, ed. tre60
traduzione di Alessandro Storti

photography: The Awakening – by Baljit Singh and Rupi Kaur