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«l’arte d’esser vuota» – Rupi, una donna che parla (non solo) alle donne.

Nei giorni in cui donne dello spettacolo di tutto il mondo denunciano abusi e molestie silenziosamente subiti per anni, in una specie di reazione a catena – la catena della solidarietà e del coraggio, mi piace pensare, anche se il rischio di derive strumentalistiche è sempre in agguato – una generosa amica di grande sensibilità mi regala alcuni libri di poesia. Tra questi, quello di una giovane scrittrice indiana che – confesso – non ho mai sentito nominare: Rupi Kaur. Apprendo dal risvolto di copertina che Rupi è indiana ma si è trasferita giovanissima in Canada e attualmente vive a Brampton, nell’Ontario. Molto attiva nei social network, ha attirato su di sé una grande attenzione per via dei temi trattati nelle sue opere (poesie e immagini): l’amore, la perdita, il trauma, la guarigione, la femminilità.

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L’ispirazione e la costanza, «il fuoco oltre la fiamma»

Dopo quasi un anno di silenzio, eccomi di nuovo qui. Tornare a scrivere dopo così tanto tempo richiede, forse, una riflessione sulle ragioni di questa lunga assenza.

Imprevistoverso per sua natura vive di illuminazioni; l’imprevisto non lo prevediamo ed è quindi difficile pianificare una continuità. Ma se questo è vero, è altrettanto vero che l’attenzione all’imprevisto richiede anche una volontà, la disponibilità a lasciare che quel guizzo inatteso, quella folgorazione che ci induce a riflettere su qualcosa, ci metta poi in movimento verso gli altri, ci muova alla condivisione, che è – in questo luogo specifico – scrittura.

Anni fa una mia assai saggia insegnante di yoga, nello spiegare a cosa servisse lo yoga, paragonò il nostro corpo a Continue Reading

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Il male della terra, il male dell’uomo – Terremoti e migrazioni

Mercoledì 26 ottobre 2016 è iniziato lo sciame sismico che sta ancora sconvolgendo l’Italia centrale. La terra trema, distruggendo case, monumenti, e portando in superficie un senso di precarietà e di perdita. I testimoni, coloro che restano e che raccontano, faticano a liberarsi dalla tristezza di ciò a cui hanno assistito. L’etimo lo spiega chiaramente. In latino testimone si dice testis, ma spesso si riscontra anche la versione terstis. In un suo intervento sulla poesia testimoniale, Biancamaria Frabotta spiegava molto bene che

Quest’ultima parola è una specie di fusione tra “tertius” e “tristis”, ossia il terzo e il triste. Chi parla è il terzo, che si frappone tra la voce del salvato e la voce del sommerso, e questo provoca una grande tristezza, perché chi testimonia sa di farlo in articulo mortis.

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«Non c’è più scandalo e non c’è più sorpresa» – Fare i conti con la morte.

Come la mettiamo con la morte? «Che robaccia! Che mostruosità! Ma non potevano inventare qualcos’altro?», pare dicesse Elsa Morante vedendo morire l’amato gatto Caruso.

La morte è sempre uno scandalo. Ai nostri occhi umani, inconsapevoli di ciò che profondamente ci regola e ci determina, essa non smette mai di sembrare assurda, oscena nel senso etimologico di ob-scoenum (fuori dalla scena, ossia dalla vista). Con difficoltà ci andiamo assuefacendo alla più crudele delle sottrazioni. Nei casi migliori – non senza un grande sforzo – arriviamo a capire che la morte è parte della vita, ne è inscindibile, e che la nostra vita acquista senso, autenticamente, solo in relazione alla propria finitezza.
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«Tutto è possibile e verosimile» – Imparare dai bambini

Tra le tantissime immagini in cui mi sono imbattuto negli ultimi giorni navigando in rete – sempre più inerme di fronte  a un’invasione di informazioni e di stimoli che rende difficile stabilire delle priorità e formarsi un’opinione centrata su un argomento – ce n’è una che mi ha colpito al cuore. E’ la foto di alcuni bambini di Aleppo che si tuffano in una piscina. La particolarità è che la piscina non è una piscina vera e propria, costruita dall’uomo, ma è una sorta di piscina naturale, nel senso che si è “naturalmente” creata nel cratere derivato dall’esplosione di una bomba. Insomma una piscina “in-naturale”. continua a leggere…

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«Sii dolce con me. Sii gentile» – Cura come esercizio quotidiano.

I fatti della vita ci mettono di fronte a una semplice evidenza: ogni volta che salutiamo qualcuno potrebbe essere l’ultima. E’ un pensiero talmente destabilizzante che non possiamo che rimuoverlo, più o meno quotidianamente. Non potremmo, d’altronde, sostenere ad ogni istante la gravità della nostra condizione di mortali. Eppure è così, ed è bene ogni tanto ricordarlo. continua a leggere…

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«Una parola muore quando è detta»? – La potenza creatrice della parola.

Sono sempre più convinto che quello che stiamo vivendo sia un tempo di iperverbalizzazione. Tutto è detto, e troppo. Complice il web, che ha spalancato a tutti noi la possibilità di esprimerci il più possibile in presa diretta sui fatti, sulle persone, su tutto ciò che ci riguarda, siamo portati a una continua esposizione di noi stessi attraverso le parole. Naturalmente ogni spazio di espressione va sempre preservato e difeso. Ma forse si dovrebbe fare una riflessione sul bisogno di dire e sulla responsabilità che il dire comporta, che siamo spesso portati a sottovalutare. continua a leggere…

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«La strada non presa» – Le svolte della vita

Negli ultimi anni amo sempre di più la montagna, e amo moltissimo passeggiare nei boschi. Mi càpita di avere illuminazioni, di arrivare a una significativa svolta del pensiero, mentre sono intento a risalire un sentiero, o a contemplare un corso d’acqua che scorre dentro una fitta boscaglia.
E anche se i sentieri che faccio – da camminatore inesperto – sono sempre tracciati e difficilmente possono indurre a perdersi, a volte davanti a un bivio mi fermo, incerto sulla strada da prendere, affascinato dalla possibilità di scegliere quale delle due percorrerò.
Ogni volta, mi torna in mente la bella poesia The road not taken del poeta americano Robert Frost. Una poesia che, attraverso la metafora del bivio che si apre nel bosco, ci parla delle scelte decisive della vita, quelle che facciamo spesso senza renderci conto della loro importanza, e che invece determinano il nostro futuro.
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Lune pietose nei millenni.

D’estate si guarda più spesso la luna, magari in cerca di ispirazione e di conforto. Ho sempre pensato alla luna come a un’amica, una confidente, insomma una complice. La sua luce non invadente e frontale ma obliqua e discreta consente il tempo della sospensione e sembra incline ad accogliere e ad ascoltare. Moltissima poesia, dalla più antica alla contemporanea, ce la consegna così. E se si parla di luna in poesia sembra impensabile non citare Leopardi. Ma stasera ho in mente due lune, lontanissime tra loro nel tempo, accomunate da un sentimento di pietà. continua a leggere…