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La luce (e la voce) dei morti

Diciamo la verità: parlare della morte in poesia è estremamente difficile. Come per tutte le cose davvero inconoscibili e ineffabili, il nostro margine di avvicinamento, l’addomesticamento che tentiamo di fare della morte attraverso le parole, è un compito arduo e spesso ingrato. Naturalmente non sono mancati e non mancano poeti che hanno scritto versi memorabili sul tema. Dipende moltissimo, credo, dal punto di vista che si adotta e dal grado di distanza che si riesce a creare dal proprio io. «Si dovrebbe avere la forza di pensare la morte, di parlare della morte senza mai pronunciare la parola io. Chi scrive dovrebbe scostarsi del tutto, lasciare la morte sola, togliersi ogni voce» scrive Antonella Anedda nello splendido, inclassificabile libro Cosa sono gli anni.

Personalmente ho sempre preferito i poeti che più che parlare della morte parlano dei morti. Continue Reading