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«Non c’è più scandalo e non c’è più sorpresa» – Fare i conti con la morte.

Come la mettiamo con la morte? «Che robaccia! Che mostruosità! Ma non potevano inventare qualcos’altro?», pare dicesse Elsa Morante vedendo morire l’amato gatto Caruso.

La morte è sempre uno scandalo. Ai nostri occhi umani, inconsapevoli di ciò che profondamente ci regola e ci determina, essa non smette mai di sembrare assurda, oscena nel senso etimologico di ob-scoenum (fuori dalla scena, ossia dalla vista). Con difficoltà ci andiamo assuefacendo alla più crudele delle sottrazioni. Nei casi migliori – non senza un grande sforzo – arriviamo a capire che la morte è parte della vita, ne è inscindibile, e che la nostra vita acquista senso, autenticamente, solo in relazione alla propria finitezza.
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«Io voglio che stravedi»

E se mi guardi davvero e poi mi vedi?
Io voglio che stravedi non che vedi!

Così scrive Patrizia Cavalli in Datura (Einaudi, 2013), sintetizzando in modo folgorante, ben più che un bisogno di essere stra-visti, il terrore di essere visti, che ci prende spesso all’inizio di una relazione, quando lo sguardo dell’altro può essere una graticola ardente da cui siamo mortalmente attratti e a cui siamo tuttavia tentati di non esporci troppo. “Stravedimi” significa  continua a leggere…